Cibele

Una dea della terra e della generazione il cui culto si diffuse in Grecia piuttosto tardi è Cibele, originaria della Frigia. In fondo era un'espressione più matura di Rea, figlia di Urano e di Gea, la quale, a sua volta era una forma più evoluta di Gea, la Terra: così come lo erano Posidone rispetto a Oceano e Oceano rispetto a Ponto.

I greci finirono col confonderla più o meno con Rea, ma, in fondo la considerarono sempre una divinità straniera. Di lei si raccontava che, un tempo, si era invaghita di un bellissimo pastore, Attis, il quale, però respinse il suo amore volendo sposare la figlia di un re. La dea allora lo fece uscire di senno e lo sventurato giovane, divenuto furioso, si mutilò crudelmente morendo poi dissanguato. Cibele ottenne da Zeus, secondo un mito, la sua resurrezione; secondo altri miti Attis non risuscitò ma il suo corpo rimase incorruttibile, e in altri miti ancora raccontavano che, in seguito, il giovane divenne sacerdote della dea.

Al pari di Dionisio, anche Cibele vagava su un carro tirato da leoni, con un seguito di sacerdoti invasati che inneggiavano a lei con alte grida: i "coribanti".