Artù diventa re


Occorreva dare alla Bretagna un nuovo sovrano, Merlino chiese aiuto all’arcivescovo di Canterbury il quale convocò nella cattedrale di Londra tutti i nobili del regno, ma come riuscire a capire chi era degno di un simile incarico? Bisognava operare una magia, e chi se non Merlino poteva crearla?

Sul sagrato della Cattedrale, dove prima non c’era nulla, stava una grande pietra quadrata che sorreggeva un incudine di ferro; nell’incudine era infissa una spada e sulla pietra erano incise queste parole:” Colui che estrarrà questa spada dall’incudine, questi sarà il leggittimo re di tutta l’Inghilterra”.

L'arcivescovo per frenare l'irrequietezza che già serpeggiava tra i cavalieri e i nobili, stabilì che il giorno seguente ci sarebbe stata la gara. E con questo pensiero se ne andò a dormire.

Il giorno seguente, fra il turbinare della neve la prova ebbe inizio, fu una lunga giornata, si alternarono alla roccia circa duecentocinquanta nobili più potenti, ma pur provando e riprovando non riuscirono nell’impresa. Si andò avanti così fino al giorno di Capodanno, quando ad Artù venne chiesto di andare a cercare la spada  del fratello che l’aveva persa, il giovane cercò a lungo ma, nella confusione che regnava nella locanda, non la trovò.

Uscì allora sulla piazza e preoccupato per il fratello si avvicinò alla roccia ed estrasse con facilità la spada. Il fratello riconobbe l’arma  appena la vide, e con Artù si recò subito da suo padre. Gli raccontarono l’accaduto e tutti e tre, increduli, si recarono al torneo e davanti al popolo e ai nobili Artù ripetè l’impresa più e più volte fino a quando l’arcivescovo fermò il torneo e dichiarò re il giovane.

Alcuni nobili ebbero da ridire sapendo che Artù era un semplice scudiero ma, a questo punto, Merlino apparso come d’incanto, narrò la sua storia e di come fosse stato concepito. Nessuno ebbe più nulla da obiettare e Artù cinta la spada di Excalibur, entrò in Chiesa e li fu consacrato re d’Inghilterra.

Diventato re, Artù fu protagonista di molte imprese che lo videro vincitore, ma poteva un simile personaggio rimanere solo? La sorte aveva in serbo per lui una dolcissima sorpresa.

Di battaglia in battaglia, di vittoria in vittoria, i cavalieri di Artù percorsero tutta la Gran Bretagna, spingendosi fino ai cupi altipiani della Scozia, spazzando il paese dalle bande di predoni che lo funestavano e ricacciando gli invasori. Essendo ormai al colmo della sua potenza, Artù volle, su consiglio di Merlino, appagare il sogno che lo aveva spronato e costantemente assillato durante i lunghi anni di guerra: sposare la bellissima figlia del re di Cornovaglia, Ginevra, la giovane dama cantata dai bardi e amata dai più prodi cavalieri erranti.

Le nozze furono meravigliose. E qualche tempo dopo gli sposi fecero ritorno in Gran Bretagna e scelsero come loro dimora il castello di Camelot…


Indietro...

Segue... Artù e la tavola rotonda