Galleria dei papiri

  




La tavolozza di Narmer


Museo Egizio, Il Cairo
 
Si tratta di una tavoletta di scisto che riproduce, in dimensioni maggiori, quelle che si usavano per ridurre in polvere (battendovi con un pestello) i minerali adatti a produrre il belletto per gli occhi. Si assegnava così a un oggetto di uso pratico una funzione simbolica. Sulla tavoletta si trovano concentrate tutte le convenzioni di raffigurazione bidimensionale e i temi che caratterizzeranno, celebrandola, la figura del sovrano e le sue funzioni di garante dello stato nelle età successive.


Su di un lato, difatti , il re che si denomina HORO-NARMER domina il campo nell'atto di abbattere un nemico che afferra per i capelli. In questa scena il re indossa la corona emblematica dell'Alto Egitto, mentre sull'altro lato della tavoletta, il lato con la cavità per l'uso, egli nel registro superiore ispeziona i cadaveri dei nemici abbattuti, indossando la corona del Basso Egitto. Questo documento è stato considerato celebrativo di un evento fondamentale, che potrebbe essere l'unificazione dello stato.
 

La musica e la danza



La dea Hathor era la dea della musica, della danza, della poesia e dell'amore.
Hathor significa "tempio di Horo" cioè colei che racchiude in se  Horo, il protettore del faraone.
La dea era venerata in tutto l'Egitto ma soprattutto a Dendera dove tuttora è visibile un tempio a lei dedicato.
Lo strumento musicale  associato alla dea Hathor  è il SISTRO.


La musica accompagnava feste, banchetti e cerimonie religiose.
Aveva un ruolo importante nei rituali del tempio, eseguita da sacerdoti-cantori o da donne musiciste, spesso appartenenti a famiglie nobili ed erano presenti anche danzatori e danzatrici addetti al culto.
Inoltre troviamo la musica anche nella vita di tutti i giorni: per la mietitura, trebbiatura e pigiatura dell'uva, durante i funerali o le feste.
Un'intensa attività musicale si svolgeva alla corte del faraone, dove cantanti e strumentisti avevano una posizione di prestigio.
La musica sacra era suonata dai sacerdoti stessi i quali si opposero sempre ad ogni tentativo di modificare riti o canti ad essa associati.
Della musica egiziana antica non esiste una notazione scritta, per cui gli studiosi non sono riusciti ad individuare quale potesse essere il modo di suonare adottato dai suonatori.
L'unica cosa certa è che durante le cerimonie, vista la prevalenza di strumenti a percussione (tamburi, crotali, sistri) la musica doveva essere fortemente ritmata e chiassosa, mentre nelle feste private doveva essere molto più dolce e lenta, con uso prevalente di arpa, liuto e flauto.
Gli strumenti

CROTALI:
Strumenti a percussione in legno o avorio. Molti esemplari rimasti sono intagliati a forma di mani e decorati con teste umane o animali.



SISTRI:
I sistri sono sonagli muniti di dischi di metallo infilati su una o più bacchette. Il suono viene prodotto attraverso lo squotimento dello strumento. Con il sistro viene sovente raffigurata Hathor, dea della musica, della danza e dell´amore. In antico egiziano il sistro si traduce con il termine ´seshesh´ e con tutta probabilità si tratta di una onomatopea. Il suono del sistro aveva il potere di scacciare il male e le forze negative.

TAMBURI:
Sono a noi pervenuti tamburi di varia foggia. Alcuni hanno forma cilindrica con due membrane tese con una rete di corda mentre altri, hanno la forma di un barile. Questi tamburi si suonavano appendendoli al collo dell' esecutore con una cinghia.

TAMBURELLI:
Il tamburello poteva essere di due tipi: a cornice circolare e a cornice rettangolare con i lati concavi. Entrambi erano usati insieme al liuto, all' arpa e alla lira per dare sostegno alla danza.
TROMBE:
Sono da citare le due trombe militari rinvenute nell'anticamera della tomba di Tutankhamen in argento e in rame. Le campane di legno sono stuccate e dipinte con cartigli del Re. I due strumenti furono suonati in varie occasioni in epoca moderna ed esiste una registrazione del 1939 effettuata dalla BBC. Per gli appassionati è disponibile un programma di libero dominio realizzato da Hans van den Berg - Utrecht University - Netherlands, che permette di ascoltare tale registrazione e di avere ulteriori notizie. Le trombe erano sacre al culto di Osiride.



FLAUTI:
Strumenti a fiato di grande varietà nelle forme, nelle dimensioni e nel materiale. Gli intervalli da foro a foro corrispondono approssimativamente a toni e semitoni. Erano consacrati al culto di Amon.
LIUTI:
Strumenti a pizzico dotati di una cassa di risonanza sulla quale sono tese le corde. Nell'iconografia egizia troviamo liuti di varie forme; addirittura in alcuni di essi riconosciamo la tipica forma a ¨otto¨ della chitarra.
LIRE:
Strumento a corda con un telaio quadrangolare comprendente una cassa armonica, due braccia e una traversa. Le corde sono tese di fronte alla cassa e scorrono, passando su un ponticello, fino alla traversa. Nell' antico Egitto era uno strumento popolare.



ARPE:
Strumenti fra i principali in Egitto, erano spesso artisticamente adornate. Dalla testimonianza di Giuseppe Flavio, storico e generale ebreo sappiamo che l'arpa egiziana era enarmonica, cioè basata approssimativamente sulla scala LA-FA-MI-DO-SI, con tante ripetizioni nelle ottave più alte e più basse, quante ne permetteva il numero delle corde.
ORGANI:
Nel terzo secolo a.c. l'egiziano Ctesibio di Alessandria inventò l'hydraulos, o organo idraulico, funzionante ad aria, ma sulla base del principio idraulico dei vasi comunicanti.


Musicisti

Danzatori



Fonti letterarie




Gli autori classici ci hanno tramandato molte notizie più o meno leggendarie.
Plutarco sosteneva che il Dio Thoth avesse inventato la musica ed inoltre che Osiride in persona la usasse nella sua missione di civilizzazione del mondo.
Platone lodava la perfezione del modello musicale egiziano mentre si ritiene che Pitagora avesse costruito le sue teorie musicali proprio sul suolo egiziano.
Dio Cassius stabilì che la musica egizia dovesse essere direttamente collegata con l´astronomia.
Plutarco narrò che gli abitanti di Busiris e Lycopolis evitavano la tromba, perchè il suo suono aspro e stridente richiamava il dio Seth.
Diodoro Siculo attribuì la scoperta della lira al dio Thoth, mentre Erodoto menzionò l'aulos e descrisse la musica che accompagnava le cerimonie annuali della città di Bubastis.
Non è certa del tutto l´influenza che la musica egizia ebbe sul mondo classico dei Greci e dei Romani anche se essi, affascinati dalla plurimillenaria storia di questa straordinaria civiltà, si dichiararono debitori in molti campi del sapere, includendo la musica.
La stessa letteratura egizia è ricca di riferimenti musicali: in una delle storie leggendarie di magia sul faraone Cheope per esempio, appare un gruppo di dee travestite da musiciste itineranti; la sofferenza di Wenamun è alleviata soltanto dalla presenza di una cantante egiziana incontrata a Byblos.
Ecco un esempio testuale del Nuovo Regno che è un inno ad Amon impiegato per la liturgia:

Io canto a te, ebbro della tua bellezza
con le mani sull´arpa del cantore.
Io insegno ai fanciulli dei cantori
a celebrare la bellezza del tuo volto.


Quello che segue è un frammento di un canto funebre chiamato "Lamentazioni di Iside e Nephthys" di epoca tolemaica:

O bel suonatore di sistro, torna a casa tua, affinchè possa vederti.
O bel giovinetto, torna a casa tua: è tanto tempo che io non ti ho visto.
Il mio cuore è in affanno per te, i miei occhi ti cercano . . .


Sono rimasti numerosi testi di canzoni, alcune d´amore, altre che riguardano il lavoro nei campi ed altre ancora pensate per essere cantate negli spettacoli durante i banchetti.
Al di sopra di molte scene musicali, sono spesso incisi i nomi degli strumenti e le parole dei canti, ma finora non è stata trovata nessuna traccia di notazione.




La funzione della musica




Dalle fonti a noi note, possiamo dedurre che la musica accompagnava feste e banchetti, nonchè cerimonie religiose.
La musica aveva un ruolo importante nei rituali del tempio, ove era eseguita da sacerdoti-cantori o, nel Nuovo Regno, da donne musiciste, spesso appartenenti a famiglie nobili.
Nel tempio erano presenti anche danzatori e danzatrici addetti al culto, molto spesso di provenienza straniera.
Durante i funerali erano eseguiti dei lamenti funebri con danzatori e suonatori.
Al di fuori dell´ambito strettamente rituale sono rimasti canti di lavoro (Per la mietitura, per la trebbiatura, per la pigiatura dell´uva), canti d´amore e esecuzioni musicali, sia vocali che strumentali, durante le feste.
Un´intensa attività musicale era svolta alla corte del faraone, dove cantanti e strumentisti avevano una posizione di prestigio.
Sono arrivati a noi i nomi di diversi musicisti: cantori, strumentisti, direttori dei cantori del faraone.
Ad esempio, la cantante Iti, epoca V dinastia, è raffigurata con l´arpista Hekenu in un rilievo della necropoli a Saqqãra.
Sulle sculture e sulle pitture murali la musica è, per lo più, collegata con quelle scene in cui gli artisti rievocavano la vita dei grandi personaggi per mostrare e sottolineare le gioie dell´aldilà.
Fin dalle più lontane dinastie gli Egiziani coltivarono la musica collegando gli strumenti alle loro divinità e alle manifestazioni religiose.
La musica sacra era regolata dai sacerdoti, i quali si opposero sempre a ogni tentativo di modificare i riti e i canti ad essa relativi.
Questi erano di loro esclusiva pertinenza; solo dal sedicesimo secolo a.C. alle donne, purchè di famiglia sacerdotale, fu permessa la pratica di questi cerimoniali.
All´inizio del terzo millennio a.C., la musica egiziana aveva già avuto un notevole sviluppo.
A seguito delle varie campagne militari susseguitesi nel tempo, la cultura musicale egizia subì progressivamente delle contaminazioni da parte dei popoli sottomessi.
In realtà, della musica egiziana conosciamo ben poco, perchè probabilmente non esisteva una notazione in quanto, come in altre civiltà antiche, la musica era di tradizione orale.
Si è cercato di fare delle ipotesi sui sistemi musicali egiziani dal momento che non abbiamo alcun frammento di notazione scritta.
Sachs, così come aveva ipotizzato per gli arpisti mesopotamici, studiò la posizione delle dita sulle corde delle arpe egiziane e ne dedusse un´accordatura pentafonica.
Tale interpretazione rimane dubbia, come anche le ipotesi sull´esistenza di una notazione musicale, dell´armonia e della polifonia.
Eppure la musica era presente in tutte le manifestazioni civili e religiose, nelle battute di caccia, nelle feste e nei banchetti.
Nelle grandi cerimonie, vista la prevalenza di strumenti a percussione, o comunque rumorosi quali tamburi, crotali, sistri, la musica doveva essere fortemente ritmata e chiassosa.
La musica in privato, doveva invece essere molto dolce per le caratteristiche degli strumenti utilizzati: l´arpa, il liuto, il flauto.
Sembra che fosse la voce ad accompagnare gli strumenti e che particolarmente apprezzate fossero le cantatrici siriane.
L´orchestra era molto semplice ed era composta da due arpe e due flauti.




Musica e magia






La civiltà egiziana fu, nel corso della sua millenaria storia, indissolubilmente legata alla magia, come credenza nel potere delle parole magiche, negli incantesimi, negli oggetti e nella rappresentazione di cerimonie accompagnate dalla recitazione intonata di formule.
Nonostante non siano presenti tracce di una notazione musicale, in molti testi geroglifici anche antichissimi, gli studiosi hanno riconosciuto senza ombra di dubbio caratteristiche tali da rivelare la presenza di canti e musiche ad essi connessi.
Uno dei documenti più antichi e di maggior interesse è un inno al Nilo, che corrisponde ad un incantesimo per ottenere la pioggia.
Questo incantesimo era di competenza del faraone il quale, attraverso l´intonazione di questo inno, assicurava al paese l´acqua agognata.
Nell´ultima strofa si trova una serie di invocazioni ritmicamente disposte che testimoniano sia un´idea musicale sia il carattere magico.
Altro documento antichissimo è l´insieme delle iscrizioni incise nella piramide del re Unis della V dinastia.
Nella camera mortuaria del re si trovano intere pareti di geroglifici di tre specie quanto al contenuto: testi relativi al rituale dei defunti, preghiere, formule per guarire o preservare dal morso degli scorpioni e dei serpenti.
Tutti si riallacciano a delle operazioni magiche nelle quali certi risultati dovevano essere ottenuti con l´aiuto della voce modulata e del ritmo.
In alcuni di questi testi il ritmo in essi presente li rende quasi vivi e pulsanti.
Secondo la testimonianza di Maspero, alcuni di essi sono "costruiti": si compongono in certe parti di versetti nei quali ciascun membro della frase comprende una invocazione, una formula destinata a sostituire un´azione reale, un supplemento di codesta formula.
A più riprese si trovano delle ripetizioni che equivalgono talvolta a motivo della loro ampiezza ad un´ antistrofe che riproduce una strofa, talvolta invece un semplice ritornello che chiude molti sviluppi del componimento.
In alcune parti di testo è scritto di ripetere una determinata formula quattro volte (Il re Unis regna sui quattro angoli dell´orizzonte di conseguenza la formula deve essere ripetuta quattro volte come se si trattasse di quattro differenti persone); è un particolare importante in quanto anche in musica la ripetizione gioca un ruolo fondamentale.
Nella piramide di Unis la parola incantesimo è espressamente nominata ma mentre per noi incantesimo designa un qualsiasi atto magico, nella lingua egizia la stessa parola vuole anche dire "cose cantate".
Infine l´ iscrizione che riguarda le formula magiche per proteggere il defunto dal morso dei serpenti, portano il marchio evidente di un canto primitivo.
In quelle formule balza agli occhi evidentissimo tutto quanto può risvegliare l´idea musicale: ritmo, simmetria, opposizione, equilibrio dei membri della frase, allitterazioni, cozzi e "clicchettii" di sillabe.
Maspero traducendo una parte di testo afferma: "Tutte queste formule sembrano destinate al canto: forse altro non furono in origine che canti di incantatori di serpenti".
Una diversa testimonianza dello stretto rapporto tra musica e magia nell´antico Egitto ci viene offerta dall´interpretazione della morfologia di alcuni strumenti musicali rinvenuti.
È nota la celebre arpa trovata nella tomba di Ramsete III a Tebe che reca sulla cassa una testa di sfinge; Per gli antichi egiziani tutti gli arredi del culto erano non solo consacrati come nella liturgia moderna, ma anche divinizzati.
Essi avevano un´ anima e una personalità, talora ci si rivolgeva ad essi come ad esseri viventi.
La testa umana, scolpita sulla cassa di un´arpa è immagine dello strumento-dio, il segno della sua funzione religiosa che discende dal potere magico onde è animato.
Le figure di esseri viventi rappresentate sopra strumenti musicali divennero a poco a poco, ma abbastanza tardi, semplici motivi di pura decorazione.





Cenni geografici

Situato sull’estremo lembo nord-orientale del continente africano, l’Egitto (Misr in arabo) si estende per oltre 1 milione di chilometri quadrati, compresi fra il mar Mediterraneo a nord, la Libia a ovest, il Sudan a sud e il Mar Rosso a est, con la penisola del Sinai che già appartiene geograficamente al continente asiatico. Il territorio egiziano è costituito prevalentemente dai deserti libico e arabico, che si estendono rispettivamente a occidente e a oriente della valle del Nilo, il grande fiume che rappresenta la principale fonte di sussistenza del Paese. 
La Valle del Nilo 
Il Nilo scorre per 1500 km da sud a nord, dividendo il Paese in due aree geograficamente distinte e costituendo la fonte principale per io sviluppo del Paese. Lungo la sua valle si aprono i territori fertili che creano una striscia di terra verde, larga tra i 10 e i 20 km, tra Assuan e IL Cairo. Ramificazioni di origine eolica si spingono fino alle depressioni del deserto Libico, dove sorgono le oasi più fiorenti. Sviluppatasi fin dall’antichità, grazie alle inondazioni del fiume che fino alla costruzione delle moderne opere idrauliche avvenivano annualmente, oggi Ia valle del Nilo rappresenta l’unica area coltivabile del Paese: il 3,5% dell’intero territorio, in cui si concentra circa il 98% della popolazione. Con la costruzione delle dighe di Assuan, negli anni a cavallo fra il XIX e il XX secolo, il flusso delle acque è stato regolato, permettendo così una costante irrigazione di tutta l’area fertile e la conseguente estensione dei territori coltivabili. Il Delta del Nilo, che si apre a nord del Cairo, è costituito da due ramificazioni principali, le quali portano l’acqua nella valle creando un’area coltivabile di circa 23 .000 kmq. Oltre a essere fonte di sostentamento alimentare, con le sue piene che hanno permesso lo sviluppo del Paese, il Nilo ha rappresentato anche una fonte preziosa di materie prime per l’edilizia: è nei suoi fondali che gli antichi Egizi prelevavano il fango argilloso e la sabbia calcarea da utilizzare nella costruzione degli edifici che ancora oggi simboleggiano l’Egitto in tutto il mondo. Il deserto , che copre la maggior parte del territorio egiziano, si distingue in deserto Libico (a occidente della valle del Nilo) e deserto Arabico (a oriente). 
IL deserto Libico è un altopiano calcareo completamente arido e privo di vegetazione; vi si trovano colline isolate di piccole dimensioni a testimoniare la potenza dell’erosione del vento del deserto: il fenomeno delle tempeste di sabbia (soprattutto nella parte meridionale) e particolarmente violento nel periodo fra marzo e giugno, quando il vento proveniente da sud (khamsin) solleva muri di sabbia bloccando l’intera vita delle oasi, fino a pericolo passato. Nella parte settentrionale del deserto si trova Ia depressione di El-Qattara, la più vasta e la più profonda (137 m sotto il livello del mare), caratterizzata da scarsa vegetazione con rari pozzi di acqua salmastra. Per trovare vere e proprie oasi ci si deve spostare nella zona centrale, dove le depressioni, pur di non considerevole livello, costituiscono ampie aree coltivabili, su un terreno argilloso ricco di minerali. Completamente differente è il deserto Arabico, costituito prevalentemente dalla catena montuosa che si estende lungo la Costa del Mar Rosso. Le alture, molte delle quali superano i 2000 metri, sono formate da strati di arenaria nubiana e calcarea, mentre le vette sono di origine vulcanica. La vegetazione è concentrata nelle valli e nelle gole protette dove sgorgano le rare sorgenti d’acqua, che fungono da oasi per I beduini nomadi che popolano la zona. Simile al deserto Arabico è la penisola del Sinai, con un vasto altopiano di arenaria e roccia calcarea nella parte settentrionale e un massiccio montuoso nella parte meridionale, che comprende anche la vetta più alta dell’Egitto: il Gebel Katherina, 2641 metri.Le coste I 900 km di coste che si affacciano sul Mediterraneo rappresentano, pin che una meta turistica per gli amanti del mare, lo sbocco fondamentale per i commerci del Paese, con il porto di Alessandria che smaltisce l’80% dei traffici internazionali. Le placide spiagge di sabbia, dal carattere tipico mediterraneo, sono lunghe e raramente interrotte da promontori di rilievo. La costa mediterranea del Sinai è un susseguirsi di dune sabbiose fra le quali emergono lagune saline. La costa del Mar Rosso, sia quella continentale che quella della penisola del Sinai, è formata da promontori fra i quali si aprono profonde insenature. Il deserto si affaccia su un mare cristallino, spesso immediatamente profondo, ricchissimo di flora e fauna marine, fra cui estese barriere coralline che costituiscono una delle principali attrazioni. Di fronte alle coste, sparsi in questo mare tropicale chiuso, emergono numerosi isolotti e secche che ne fanno un ambiente unico e suggestivo.

La mummificazione


Con il termine di mummificazione si intende il procedimento con cui venivano conservati i corpi ( oggi il termine mummificazione è molto più utilizzato di imbalsamazione ). All'inizio questo procedimento veniva utilizzato soltanto per il sovrano ed i suoi familiari ma più avanti nel tempo questa pratica venne gradualmente diffusa anche nei vari strati sociali.

La tecnica di imbalsamazione era molto complessa ed i sacerdoti dovevano avere conoscenze di anatomia per astrarre estrarre gli organi senza danneggiarli.

Con un ferro lungo ed incurvato alla punta estraevano il cervello dal naso, per non tagliare il cranio e poi applicavano un taglio netto lungo tutto il busto per estrarre gli altri organi. Dopo l'estrazione degli organi il corpo veniva immerso in acqua salata x circa quaranta giorni per mummificarlo. L'interno del corpo veniva riempito di oli profumati e di spezie per poi essere avvolto nelle bende, che fungevano da isolante per l'aria.

Tra i vari strati del bendaggio i sacerdoti inserivano degli amuleti. Alcuni, a forma di scarabeo, di occhio o di colonne, erano veri e propri gioielli, destinati a proteggere il defunto dai pericoli che lo avrebbero potuto insidiare nell'altro mondo. Uno scarabeo si poneva al posto del cuore. Posteriormente recava inciso un capitolo del libro dei Morti, che faceva riferimento al giudizio dell'anima. Con questo il defunto si raccomandava al suo cuore che non lo contraddicesse e non gli mentisse davanti agli dei.

La mummia veniva posta in un sarcofago, che poteva essere di pietra, di legno semplice oppure ricoperto di materiali preziosi. Inizialmente i sarcofagi erano rettangolari, però più tardi furono costruiti con forma umana. Anche gli organi venivano riposti nelle piramidi assieme al corpo, infatti le viscere, una volte estratte dal corpo del defunto, venivano lavate e imbalsamate; dopo erano deposte in quattro vasi raffiguranti altrettante divinità chiamate Figlie di Horo, le quali avevano il compito di proteggere gli organi dalla decomposizione.

Questi contenitori, con il coperchio a forma di uomo, di sciacallo, di babbuino e di falco, erano costituiti come vasi canopi. Probabilmente il loro nome derivava dalla città di Canopus, vicina ad Alessandria, dove esisteva il culto di Osiride, adorato e rappresentato tramite un vaso con il coperchio a forma di testa umana; secondo un'altra versione, Canopo era un personaggio mitologico che fu seppellito in Egitto. I vasi canopi venivano introdotti in una cassa che, durante il corteo funebre, era trainata da una slitta.



Duamtef ( 1 )


a testa di sciacallo; proteggeva lo stomaco ed era connesso alla dea Neit e all'est.


Hapy ( 2 )


a testa di babbuino; proteggeva i polmoni ed era connesso con la dea Neftis e con il nord.


Amset ( 3 )


a testa umana; proteggeva il fegato ed era connesso con la dea Iside e con il Sud.


Kebehsenuf ( 4 )


a testa di falco; proteggeva gli intestini ed era connesso alla dea Sekhmet e con l'ovest.



:::: La vita dopo la morte ::::

Gli egizi non vedevano la morte come la fine, bensì come l'inizio di una nuova esistenza. Per il viaggio nell' aldilà si procuravano tutti gli oggetti che avevano utilizzato nella vita terrena. Nella tomba, insieme al corpo del defunto, ponevano mobili, alimenti e gioielli...

Secondo ciò che credevano gli egizi, il corpo era costituito da tre parti: il BAI (l'anima), il KA (la forza vitale) e l' AJ (la forza divina). Per avere la vita dopo la morte il KA aveva bisogno del corpo e per poterlo conservare ricorrevano alla tecnica della mummificazione che variava a seconda della classe sociale a cui appartenevano i defunti.

Il defunto doveva essere riconosciuto nell'aldilà. Per questo motivo, sopra le bende che avvolgevano il corpo mummificato, veniva posta una maschera con un ritratto idealizzato. Le maschere dei faraoni erano fatte d'oro e lapislazzuli. Secondo il mito, infatti, la carne degli dei era d'oro, i loro capelli di lapislazzuli e le loro ossa d'argento, materiale molto raro in Egitto. I faraoni, rappresentati con l'aspetto del dio Osiride, sovrano del regno dei morti, portavano sulla testa un'acconciatura a raggi con il cobra, il serpente loro protettore, nella parte frontale. Le braccia erano ripiegate sul petto e una mano stringeva lo scettro reale, mentre l'altra impugnava una frusta.

Gli ushabti, parola che significa "coloro che rispondono", erano piccole statuette che venivano collocate nella tomba del defunto ed erano utili alla vita nell'aldilà. I più preziosi erano fatti di lapislazzuli, però potevano essere anche di legno o di pietra. Spesso si trattava di figure maschili con un aratro o una zappa e un sacco sulle spalle che, nella parte anteriore, portavano inciso un capitolo del Libro dei Morti. La declamazione rituale dell'iscrizione conferiva vita alle statuette che così avrebbero lavorato al posto del defunto. In alcune tombe sono stati ritrovati addirittura centinaia di ushabti; in particolare nelle tombe dei faraoni il numero degli ushabti era molto elevato.